Il mistero dei fratelli Bisaglia

La nostra storia comincia il 17 agosto 1992 in una ridente località del Cadore: Domegge e il suo splendido lago.
Di solito, quando si parla di morti violente, sia che si tratti di omicidio che di suicidio, è difficile capire, veramente, quale sia l'inizio, il vero motivo scatenante di tutto, il destino di qualcuno.
Destino?
Il destino, purtroppo, ce lo costruiamo con le nostre stesse mani, o, forse, nel caso di Don Mario, il destino è stato scritto a quattro mani, in collaborazione con il fratello, il Senatore Antonio Bisaglia.
Don Mario esce di casa il giorno 14 agosto 1992, senza tonaca, inforca la sua bici e si reca alla Casa del Clero di Rovigo.
Dato che aveva fretta se ne va quasi subito, il motivo, deve prendere il treno per Calalzo, in partenza per le ore 7.00 di quella stessa mattinata.
Testimoni lo vedono arrivare in stazione alle 6.45, alle 6.55 acquistare il biglietto e prendere il treno diretto a Padova, da dove aveva la coincidenza per Calalzo alle 9.25.
Perché tanto accanimento verso dei particolari così apparentemente insignificanti?

Perché Don Mario non arrivò mai a Calalzo quel giorno.
La trasmissione Chi l'ha visto che si occupò del caso assieme agli inquirenti, raccolse testimonianze discordanti in proposito.
Una donna che lo aveva incontrato alla stazione di Rovigo, affermò di averlo rivisto alle 7.50 nel piazzale antistante alla stazione, mentre saliva a bordo di un'auto bianca di grossa cilindrata, dentro la quale c'erano altre quattro persone.
Ma, a quell'ora, non poteva trovarsi lì, dato che doveva trovarsi in viaggio in treno: per giustificare questa ipotesi, il sacerdote avrebbe dovuto scendere dal treno alla prima fermata, quella di Monselice, e tornare a Rovigo con un convoglio verso la direzione opposta.
Ma perché?
Un altro testimone dichiara di averlo visto alle 8.35 alla stazione di Padova, dove avrebbe potuto arrivare se si fosse fatto accompagnare da quella fantomatica auto.
Fatto sta, che da quell'ora in poi si perdono completamente le tracce di Don Mario: non risulta, infatti, nessun avvistamento, nemmeno nel primo treno da Padova diretto a Calalzo.
Il corpo del sacerdote morto viene rinvenuto il 17 agosto appunto, nel lago di Domegge e nemmeno le supposizioni riguardo al giorno e all'ora della morte furono concordi.
L'anotomo patologo, infatti, stabilisce che la morte doveva risalire al giorno 14, lo stesso della scomparsa, ed era dovuta ad asfissia da annegamento.
Non c'erano, invece, tracce di traumi o fratture alla testa che potessero portare all'ipotesi di un omicidio.
Un altro medico dell'USL locale, invece, asserisce che il decesso doveva risalire a circa dodici ore prima del ritrovamento, cioè alla mattina del 17 agosto.
Tutti concordi, però, nell'affermare che si tratta di suicidio.
Restano comunque aperti degli interrogativi: perché un uomo deve prendere il treno (o in alternativa farsi portare) da Rovigo fin su a Domegge per buttarsi poi nel lago?
Acqua ce n'era a sufficienza, a questo scopo anche a pochi chilometri da casa...
E poi, un sacerdote, attivo nella propria parrocchia, pieno di voglia di vivere, per quale ragione avrebbe dovuto suicidarsi?
E perché doveva andare proprio a Calalzo quel giorno?
Qualcuno ipotizzò che Don Mario volesse incontrarsi col Papa, in quei giorni in vacanza nel Cadore, per ottenere una dispensa del segreto del confessionale, visto che gli era stata negata dal Vescovo di Belluno.
Il caso fu comunque archiviato nel 1997: non c'erano dubbi per gli inquirenti... fu un suicidio.
Non per tutti, fortunatamente, perché nel 2003 il sostituto procuratore Raffaele Massaro fa riaprire il caso ordinando una nuova perizia sul cadavere.
Si scopre così che il corpo è stato, sicuramente, gettato in acqua, dopo essere stato esposto al caldo di agosto, in un luogo asciutto, dopo la morte.
Evidentemente non poteve essersi buttato in acqua da solo se era già morto.
Non poteva essere un suicidio.
Dopo questa scoperta, il magistrato fa un appello a Chi l'ha visto: successivamente alla morte del sacerdote, arrivò una telefonata anonima agli inquirenti, che affermava di aver visto degli sconosciuti gettare nel lago qualcosa di voluminoso, forse un corpo.
L'anonimo viene invitato a rifarsi vivo e a dichiarare tutto quello che sa.
Si scoprono altri dettagli su quei fatidici giorni: Don Mario decise di partire improvvisamente, a seguito di una misteriosa telefonata ricevuta il giorno prima, mentre si appura che il 14 agosto aveva un appuntamento con due giornalisti, Daniele Vimercati e Michele Brambilla, che stavano raccogliendo notizie per la redazione del libro "Gli annegati", pubblicato lo stesso 1992, ai quali aveva preannunciato grandi rivelazioni.
Rivelazioni su che cosa?
Il cocciuto Don Mario non si era mai rassegnato alla morte del fratello il Senatore Antonio Bisaglia. Anzi, non si era mai rassegnato ad accettare che il fratello fosse morto, annegato (guarda caso) il 24 giugno 1984 a 57 anni a Portofino, a seguito di una caduta dal panfilo Rosablù di proprietà di sua moglie Romilde Bollati di Saint Pierre, subito bollato come "incidente".



Nel 1993 la vicenda sembra rischiare di intrecciarsi con un altro suicidio, quello di Gino Mazzolaio, ex segretario amministrativo della Dc di Rovigo, che era stato amico sia di Toni sia di don Mario Bisaglia, trovato morto ad aprile nelle acque dell'Adige.

Piccola storia di provincia


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